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Vivere all’estero, 5 abilità su cui poter contare

“People are strange when you’re a stranger
Faces look ugly when you’re alone”
Jim Morrison

Trasferirsi all’estero in un paese sconosciuto rappresenta un esperienza ricca di novità e di sfide. Vivere in un paese straniero ci porta fuori dalla comfort zone, in una cultura diversa dove occorre saper contare su te stessi per affrontare nuove ed inusuali situazioni. Questo percorso, non sempre facile, è un opportunità di crescita personale. Le ricerche condotte sugli expats hanno identificato alcuni fattori e caratteristiche che determinano il successo nel processo di adattamento. Ogni individuò può sviluppare queste abilità, lavorare sulla propria flessibilità e adattarsi alle nuove condizioni culturali. Di seguito ho raccolto brevemente quelle abilità che per le persone con cui ho lavorato in qualità di “psicologo all’estero” hanno fatto maggiormente la differenza durante il loro processo di adattamento.

1. Tolleranza alla frustrazione e al fallimento

Quando ci si trova in una situazione sconosciuta le cose avvengono diversamente da come ce le aspettiamo, ragion per cui spesso e volentieri dobbiamo rivedere quelle che sono le nostre aspettative. La nostra visione personale di come le cose dovrebbero andare potrebbero cozzare con la realtà e soprattutto in alcuni luoghi quello che noi pensiamo semplicemente non conta poi molto. Raccontandomi della sua esperienza a Panama, un cittadino europeo riportava l’impossibilità di sfruttare i mezzi pubblici per muoversi nella capitale. “Qualora tu prenda il “Diablo Rojo” o ti affidi ad un taxi, le possibilità che arrivi a destinazione e nell’orario pianificato sono ridotte”. “Laggiù capii che concetti come fretta e puntualità erano fuori luogo e me ne feci una ragione per tutta la durata della mia missione”. Quando non si ottiene ciò che si desidera si prova frustrazione che a volte diventa rabbia, soprattutto se sopraggiunge il fallimento. La soluzione è cercare di capire alla svelta dove ci si trova, mettersi nell’ottica di imparare gli usi ed i costumi, contando sull’esperienza di chi è giunto sul posto prima di noi ma anche sull’aiuto dei locali che possono insegnarci molto. A volte occorre armarsi di pazienza perché potrebbe volerci del tempo prima che le cose vadano nel verso giusto.

2. Avere apertura mentale

Più ci si trova lontano da casa più le cose sono diverse ed è inutile aspettarsi che ci assomiglino: non sarà più come prima. Uscire dai propri schemi è un passaggio obbligato e spesso non facile, richiede molta apertura mentale che ci porta ad accettare la diversità. Chi ha lavorato con persone provenienti da altre culture avrà avuto occasione di osservare degli atteggiamenti che possono sembrare inusuali. Chi vive “altrove” arriverà a vedere un grande numero di cose inusuali, ci saranno momenti in cui si sentirà come circondato da alieni: è chiaro che l’alieno è l’ospite e spesso i locali avranno questa percezione di lui. Una diversa cultura richiederà di lavorare e socializzare con persone che hanno un modo di pensare a volte completamente diverso dal nostro. Persone che fanno la stessa cosa ma in maniera opposta. Prendiamo il caso dell’alimentazione: vi sono paesi che hanno una cucina molto pesante, ma pesante è un nostro parametro di valutazione e ciò che è sgradevole per noi non necessariamente lo è per gli altri. Un Italiano in Cina un giorno mi disse: ”Ero l’unico a mangiare un insalata mista, mentre intorno a me si consumava frittura di ogni cosa. Paradossalmente  l’unico in sovrappeso ero io.”

3.  Familiarizzare

Alain sulla strada per la scuola guarda fuori del finestrino. Indica un vecchio edificio anonimo a mattoni rossi. “Quella è la fabbrica del pane”, asserisce con certezza. In realtà è un vecchio magazzino, ma lui lo ha ribattezzato così. Vicino casa sua c’era un edificio molto simile, un panificio. A lui non importa se da quel magazzino esca pane o meno, ma gli interessa avere un punto di riferimento. Alcune persone accolgono il cambiamento , anche aggiustando la nuova realtà a quella precedente. Ambientarsi richiede rimodulare se stessi e per fare ciò occorre essere flessibili, o come Alain, creativi e fantasiosi. Quando è possibile è bene fare un sopralluogo nella nuova destinazione. Visitare il quartiere in cui si abiterà è un ottimo inizio. Scoprire dove si trovano il cinema, la palestra, il parco, i luoghi collegati ai nostri interessi oltre che l’ufficio, ci serve per creare nuovi punti di riferimento. Rendere familiare l’ambiente in cui si vive è importante, le persone che viaggiano spesso per lavoro amano trovare l’equilibrio tra il nuovo e ciò che già si conosce. A volte è sufficiente portare oggetti familiari oltre che mantenere le proprie abitudini. Importante è la continuità: continuare a fare le cose che si amano anche nel nuovo contesto. Qualora questo sia impossibile occorre scoprire ciò che ha da offrire la nuova location.
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4.  Lavorare sulla comunicazione

Vivere all’estero è una nuova chance per tutti, anche per coloro che in patria non hanno brillato particolarmente per abilità sociali. La pressione della cultura a cui si appartiene diminuisce e molte persone si scoprono più disinvolte e comunicative di quanto non lo sono mai state. Più è diversa la cultura ospite, più si ri-impara a comunicare quasi da zero. Il semplice “tradurre qualcosa” non basterà ad ottenere ciò che vogliamo, dobbiamo sapere come si dice e si usa in quel posto. Lavorare sulla comunicazione significa diventare un buon osservatore, muoversi con l’occhio di uno antropologo per osservare come le persone interagiscono, si comportano nei differenti contesti. Quindi sapere come rapportarsi in casa, in un luogo pubblico, sul lavoro, con i propri pari, persone più anziane, dell’altro sesso e via dicendo. Imprescindibile la comprensione del linguaggio non verbale, ovvero tutto quel che non viene detto a parole ma mostrato con il corpo. A volte sarà necessario fare un vero e proprio copia incolla di espressioni verbali e non verbali, fino a che non ci sarà quella disinvoltura nel comunicare e nel farsi comprendere. Nel migliore dei casi si incontreranno persone in grado di cogliere la nostra differenza culturale che chiuderanno un occhio sulla nostra sintassi e qualche gaffe a volte inevitabile.

5.  Pensare positivo

Sembra una frase fatta ma non lo è. Pensare positivo è uno stile di vita che segue una regola ben precisa, guardare a ciò che funziona anche quando c’è qualcosa che non va. E’ una metodo difficile da implementare ma semplice ed efficace se diventa un esercizio quotidiano. Quando si è lontani da casa e le cose non vanno come dovrebbero è facile cadere in preda allo sconforto. Ognuno trova il suo scoglio, le condizioni atmosferiche, i problemi di comunicazione, l’alimentazione, le differenze culturali, sono molteplici i motivi che possono causarci difficoltà. Chi si sposta da anni sviluppa delle capacità di adattamento maggiori che sono la risultante di tutte le caratteristiche precedentemente indicate. Il pensiero positivo è per molti un risultato che arriva dopo molteplici fallimenti e situazioni poco confortevoli in cui si è appreso come affrontare il viaggio della vita con lo spirito giusto. Muoversi da un posto ad un altro, per scelta personale o per dovere, rappresenta un processo di crescita interiore importante, dove le esperienze, le persone, le situazioni che si incontrano permettono una maturazione profonda dell’individuo. La diversità porta a guardare la realtà con occhi diversi, trovare nuove soluzioni, scoprire i propri talenti, cogliere la ricchezza delle cose che non avremmo mai avuto l’opportunità di scoprire e vedere se non avessimo mai lasciato il posto che chiamiamo casa.