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Sono cresciuto senza padre e guarda cosa è successo.

Ho incontrato Nick per la prima volta durante una pausa pranzo in fila alla cassa di un locale che confeziona panini vegetariani. Entrambi optiamo per lo stesso taco traboccante di verdure tagliate sottili. La cipolla e la salsa piccante sono d’obbligo anche se siamo a metà giornata. Qualche battuta tagliente come si conviene tra un inglese ed un italiano, due risate e dopo qualche minuto siamo li a strozzarci col taco di fonte alla vetrina che da sulla strada. La verdura e’ buona ma il rotolo e’ puro cartone. La nostra attenzione si alterna tra la Triumph Bonneville parcheggiata davanti al locale e l’orologio, Io più la moto, lui più l’orologio. Mi dice che lui ne ha una uguale, solo che la sua e’ la versione black. Io invece di moto non ho né quella lì ne la versione black anche se ne vorrei tanto una. Gli faccio i complimenti perché è una delle moto che preferisco e discutiamo sul fatto che la versione black dovrebbe essere più costosa solo il fatto che e’ nera, invece con quel modello si risparmia qualcosa.In pochi minuti riassumiamo 50 anni di motociclismo britannico, dall’Ace Cafe al Tourist Trophy, alle special moderne. Per me sono leggende, ma lui che ha 60 anni ed e’ inglese.. beh se l’e’ fatta in prima linea quell’epoca. Gli faccio vedere una foto del mio primo Benelli, lui dalla sua prima Triumph Trophy. Gli chiedo se a guidarla ci si senta come Steve Mc Queen in “La grande fuga”. Lui mi dice che ha in testa quella “maledetta scena” ogni giorno della sua vita… “Lo sai che alla fine Steve si schianta sul filo spinato, ma non ti stanchi mai di vedere quel pezzo”. Ci scambiamo la visit card, psicoterapeuta contro direttore generale.” Hai vinto tu!” gli dico ridendo. Mi stringe la mano e sparisce all’uscio. Una settimana dopo mi richiama e mi chiede un appuntamento. “Mi serve un ora e mezza” dice, “ti devo parlare”.

Una settimana dopo

Nick siede sulla “sedia scomoda”, si sistema e apre nel migliore dei modi. “Ho sempre pensato allo psicologo come ad un inetto saccente con gli occhialini ed il maglioncino che non sa un cavolo della vita reale e dispensa consigli su come rigare dritto. Ci sono stato una volta e mi sono sentito compatito e giudicato manco fossi andato a trovare un prete. Tu gli occhiali ed il maglioncino non ce li hai, magari riusciamo a fare un discorso serio”. Gli faccio notare che sono stereotipi duri a morire e che può stare sereno, il giudizio non alberga tra le pareti del mio studio. E’ carico come una molla, ci sono delle cose che si e’ tenuto dentro per anni e ha bisogno di essere ascoltato. Ed inizia il suo lungo racconto.

Crescere da solo

Sono cresciuto da solo in un sobborgo di Manchester. C’era mia madre ma alla fine ho scelto di crescere da solo. Lei aveva da lavorare e non era mai a casa, me la dovevo sbrigare da me.. Mio padre se ne era andato quando io ero molto piccolo, ho vaghi ricordi di lui, faccio fatica a mettere a fuoco il suo volto di quell’epoca e manco mi interessa risalire a quei ricordi. Ricordo che mia madre la mattina mi vestiva, mi smollava di corsa a scuola e poi tornava a prendermi sempre tardi. Mi addormentavo dove capitava, i miei primi sei sette anni se ne volarono così. Abitavamo in un palazzo in cui c’era un sacco di gente che era disposta a darci una mano, di mio padre manco l’ombra ma osservavo tutti questi uomini che lavoravano e da ognuno di loro c’era da imparare qualcosa. Negli anni a seguire ho passato la maggior parte del mio tempo insieme ai “grandi” nell’officina di un meccanico, dal barbiere, con gli operai al dopolavoro, non mi importava di stare con i miei coetanei, cercavo di imparare le cose della vita e passavo il mio tempo ad ascoltare le storie degli adulti. Presto trovai il modo di tirare su anche un po’ di denaro lavorando come manovale. Non ho mai lasciato la scuola perché avrei spezzato il cuore a mia madre ma non mi importava più di tanto, le cose più importanti le ho imparate per strada, dove la vita e’ reale. Ho imparato presto a fare i conti con le persone, a non avere paura, a farmi rispettare ed un sacco di altre cose che oggi non si imparano più. E poi ho scoperto le moto, a scuola non te le imparano quelle, i motori sono come le donne, sono un motivo per vivere, se non ti insegnano per cosa vivere a che serve la scuola…Non so come dirtelo, non ho sempre rigato dritto ma alla fine ho sempre rigato dritto, non c’era mia madre e soprattutto, non c’era mio padre. Se un mio amico sbagliava riceveva qualche cinghiata da suo padre, le volte che ho sbagliato io mi sono beccato qualche manganellata o qualche pugno ma mi e’ servita la lezione.

Diventare adulto

Io non lo so quando uno diventa un uomo, io penso che sia un attimo in cui capisci delle cose, capisci che ce la devi fare da solo. In questo senso io sono diventato uomo fin da subito. A 18 ammi un vecchio del mio quartiere mi disse: “Di un po’ Nick, ma tu lo sai dove abita tuo padre? Lo vorresti incontrare tuo padre?” Non lo so perché mi disse queste cose ma sta di fatto che accettai le indicazioni del vecchio. Abitava in un altro quartiere, simile al mio, ma diverso. Lo incontrai per strada, di fronte al pub in cui si incontrava con altri operai. Non fece finta di non sapere chi io fossi. Mi veniva da piangere, poi lui mi offrì una sigaretta e stetti calmo. Parlammo del più e del meno, non sembrava una cattiva persona. In qualche modo lo avevo completamente sdoppiato , come se in quel momento fosse ….un’altra persona. Gli chiesi se avesse avuto voglia di passare a trovarmi in un vecchio appartamento che dividevo con alcuni amici. Era un postaccio dove poter ammucchiare parti di moto, bere birra e ascoltare musica in tranquillità. Lui decise di venire, non ci crederai, avevamo gli stessi gusti, soprattutto in fatto di moto e musica. Parlammo come parliamo ora io e te. In quel momento non era mio padre, era solo una persona che conoscevo e stava lì a passare il tempo con me. Ero felice. A fine serata ci fu un attimo di silenzio. Mi guardo’ e mi disse “Vuoi vedere dove abito?”.

A casa di mio padre

Camminammo per la strada del suo quartiere, mi sentivo come dentro ad un film, finalmente avrei scoperto dove passava il suo tempo quella persona che avrebbe dovuto essere mio padre. Arrivammo di fronte a questo palazzo, non era molto diverso da quello in cui vivevo, estrasse le chiavi e salimmo su per le scale. Quando apri’ la porta di casa c’era odore di famiglia, era caldo in casa, dalla cucina veniva un buon profumo e si sentiva la voce di una donna che parlava con i suoi bambini.

Nick fa una pausa

Mio padre si era rifatto una vita, in quel momento due bambini gli corsero incontro, avevano 6 e 2 anni, lo chiamavano papà. Lui li prese uno alla volta, li abbraccio’, li ruoto’ in aria per qualche minuto fino a che quelli non scapparono via. La casa era colorata, c’erano giocattoli, libri, cibo, sembrava una casa normale, con una famiglia normale. Era come essere finito in un film a colori all’improvviso. Sua moglie mi venne incontro con un grande sorriso, mi ricordo i fiori sul suo vestito ed i boccoli. Mio padre mi presento’ come un collega di lavoro. Mi chiesero se volevo restare per cena ma rifiutai ringraziando e me ne andai, senza rancore, con il sorriso. Non c’era odio. Avevo solo voglia di camminare. Feci la strada a ritroso cercando di ricordare dove passare e allo stesso tempo di dimenticare, per non cadere un giorno in tentazione di finire lì di nuovo. Ero pieno di emozioni. Avevo creduto e pensato che il giorno che avessi incontrato mio padre gli avrei fatto molte domande, ma non avrei mai immaginato questo. Non fui in grado di chiedergli alcunché. Mi bastava averlo conosciuto, sapere che era una persona …”a posto”. Ma se ti devo dire la verità, c’è stato un momento che e’ valso più’ di mille parole. Quando i suoi bambini gli sono corsi incontro e lo hanno abbracciato chiamandolo papà, beh lì ho capito tutto, ho capito che io quel treno l’avevo perso per sempre. Forse non era pronto a fare il padre, forse non amava abbastanza mia madre, che importava ormai…era andata. In quel momento una parte di me e’ morta e ha fatto spazio ad altro. Al contrario del serpente che cambia la pelle, li dentro sono morto io e ho portato fuori la pellaccia.  Mi sono messo il cuore in pace. Ho buttato tutte le mie domande, la mia rabbia , i miei perché’ altrove. Di colpo avevo smesso di pensare di essere scarso, di non valere nulla, di non essere amato. Ero grato, per quello che avevo avuto e non mi importava altro.

Nick oggi

Quando torno a casa mi tolgo la giacca e la cravatta. Se non c’e’ nessuno ad aspettarmi scendo nel garage a vedere la mia moto. Se non e’ troppo freddo l’accendo per qualche minuto, si ricarica la batteria, e la benzina non stagna nel carburatore. Ogni tanto sento il bisogno di passare del tempo da solo, mi chiudo nella mia stanza e ascolto un po’ di musica. Sono cresciuto senza padre, e guarda cosa e’ successo. Ho due figli e una moglie, proprio come la sua di famiglia. Non penso piu’ al passato. Per tanti anni ho pensato molto alle mie radici, le radici sono qualcosa che vanno all’indietro che si aggrappano al passato, che si legano ai ricordi, ai luoghi da cui si viene. Poi quando hai famiglia le radici vanno in avanti …ti leghi alle cose che verranno, del passato mi restano solo le moto. Si a volte ho i miei momenti , ma come tutti credo.

Questa e’ quanto. Sei l’unica persona a cui ho raccontato questa storia. Ho aspettato 40 anni a farlo, quando mi hai detto di Steve McQueen sulla Triumph ho capito che potevo fidarmi (…finalmente sorride).

A volte abbiamo solo bisogno di fidarci.

A volte abbiamo bisogno di fidarci e di  essere ascoltati.