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Sulla genitorialità influiscono numerosi fattori storico culturali che guidano gli esseri umani nel processo di accudimento ed educazione dei propri figli. Sebbene il ruolo della madre sia in parte indicato dalla natura per ovvie ragioni fisiche e dal tramandarsi di una conoscenza secolare che viene passata di generazione in generazione, il ruolo del padre è più suscettibile dei tempi e dei luoghi in cui si vive. Nel passato l’idea più o meno diffusa era che la donna dovesse occuparsi della prole mentre l’uomo era impiegato nella raccolta di risorse o nel caso peggiore nella risoluzione di conflitti lontano da casa. In molti casi quella del padre era una figura latitante o con il quale si aveva uno scarso contatto e dialogo se paragonato alla figura materna. Chi lavora con persone provenienti da culture diverse è cosciente di quanto l’ambiente in cui si cresce, l’educazione ricevuta e le credenze maturate, arrivino a condizionare il modello di padre che si vuole essere. In alcune culture la figura paterna è ancora nell’ombra quando si parla di accudimento dei figli, vive l’educazione in maniera secondaria in virtù della credenza che occuparsi dei figli sia appannaggio della donna. In altre culture si assiste alla tendenza inversa, dove l’ultima parola in fatto di educazione dei figli spetta al padre, che ancora incarna dei valori assolutistici. Questi sono due esempi estremi che rappresentano uno squilibrio all’interno della coppia genitoriale nonché la trasmissione di modelli errati alla generazione dei figli. Fortunatamente un modello sempre più diffuso vede i genitori come corresponsabili e sullo stesso livello quando si parla di educazione. Ciò non significa che vi sia necessariamente uno cambio assoluto delle funzioni, ma un livello ideale di condivisione dei ruolo educativo che permetta l’esercizio di genitorialità equilibrata.
Nella società moderna assistiamo ad un cambiamento dei ruoli molto importante. La donna ad esempio riesce ad avere una carriera lavorativa molto più intensa rispetto agli anni passati, in alcuni casi anche più proficua di quella dell’uomo, a volte a scapito aspetti della vita familiare molto importanti, basti pensare alle madri che rinunciano in maniera volontaria all’allattamento naturale pur di ritornare a lavoro anche quando avrebbero la possibilità di non farlo. L’uomo dal canto suo sta raggiungendo delle conquiste storiche come il “congedo parentale” che nel nord Europa è da anni una consuetudine.
Un uomo che sta per diventare padre può contare su cambiamenti culturali importanti. Essere vicino ai figli viene vissuto sempre più con sentimenti positivi, vengono progressivamente abbandonati stereotipi sterili in cui il padre deve essere una figura rigida, che deve insegnare ai propri figli ad essere “duri” abbastanza da poter affrontare le ostilità del mondo, in favore di modelli in cui prevale il dialogo, l’ascolto e la comprensione.
Essere padre ha dei vantaggi: modifica il dialogo intergenerazionale e la coscienza di se, permette di guardare al passato ed al futuro con occhi diversi poichè da una chiave di lettura differente della vita. Permette di utilizzare l’esperienza personale al fine di creare buone opportunità per i propri figli. Per questo motivo molti padri cercano di essere dei modelli sempre migliorabili creando il terreno per una relazione solida con la prole.
Vi sono dei casi in cui la paternità è un momento difficile. Un uomo può avere difficoltà che gli impediscono di accettare il nuovo ruolo. Timori riguardo alle proprie possibilità e al futuro, il senso di inadeguatezza, l’incapacità di sentirsi padre anche se si sta facendo tutto quanto si è in potere di fare. In alcuni casi molti uomini rinunciano alla paternità abbandonando il nucleo familiare con conseguenze facilmente immaginabili. Diventare padre è di per se una rivoluzione. Sebbene la cinematografia ci abbia regalato immagini di uomini che saltano di gioia tra baci e abbracci e telefonate ad amici e familiari quando ricevono la notizia di un figlio in arrivo, la realtà è spesso ben diversa. Molti uomini, schiacciati dalla paura di “mutare ruolo” vivono sentimenti spiacevoli ed ambivalenti che faticano a confessare, richiudendosi in una trappola fatta di ansia e preoccupazione. Come psicoterapeuta  mi occupo da anni del sostegno alle famiglie ed ai padri che si trovano ad affrontare momenti più o meno difficili dovuti a disabilità, malattia, crisi personali, difficoltà della coppia, separazione o divorzio, problemi di tipo culturale e molte altre situazioni individuali che riguardano la sfera maschile e l’esercizio del ruolo paterno.