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Ptsd, breve storia del trauma di guerra

Intorno all’anno 16 D.c. l’Impero Romano prese una decisione importante riguardo la propria presenza in Germania, consolidando il proprio confine nord orientale con il Reno. Le legioni non si sarebbero avventurate per lungo tempo oltre questo fiume. La ragione principale erano i trascorsi con le tribù locali che avevano portato alla pesante sconfitta nella battaglia della Foresta di Teutoburgo. Durante questo scontro durato 3 giorni,  l’esercito romano perdette tre intere legioni (la XVII, la XVIII e la XIX), 6 coorti di fanteria e 3 ali di cavalleria ausiliaria, per un ammontare di circa 15.000 uomini. Le tribù tedesche furono particolarmente crudeli con gli occupanti tanto che anni più tardi, quando il condottiero Germanico Giulio Cesare si recò nella foresta di Teutoburgo per dare degna sepoltura ai caduti, trovò eloquenti resti della mattanza. Furono alcuni superstiti di quella battaglia ad accompagnarlo sul luogo dello scontro. Ossa, teschi e altari sacrificali fu quel che trovarono, secondo le cronache di Cornelio Tacito. Per i legionari sopravvissuti, ritornare sul luogo della pesante e cruenta sconfitta fu come rivivere il trauma di guerra.

Ottundimento, congelamento, fight of fly

Quando si verifica un evento traumatico chi viene coinvolto si trova a vivere un fenomeno chiamato ottundimento emotivo. Per diminuire l’intensità della situazione spiacevole il cervello permette una sorta di disconnessione dal setting circostante. Questo meccanismo permette di ridurre gli effetti di una situazione angosciante difficilmente sostenibile. Durante un evento traumatico alcune persone possono anche sperimentare il meccanismo del congelamento. E’ molto probabile che molti dei legionari che caddero in quei giorni lo fecero in uno stato di semi-coscienza quando la furia dei barbari si accanì su di loro in un bosco senza uscita. I pochi che riuscirono a scappare vivi dalla foresta di Teutoburgo trovarono la lucidità di fuggire da un massacro mettendo in atto quella risposta che in psicologia viene detta “fight of fly”, letteralmente combatti o fuggi, scelta a seconda della quale il cervello predispone il fisico per lo scontro o l’evacuazione di fronte al pericolo.

Comportamenti di evitamento

In seguito ad un trauma molte persone mettono in atto dei comportamenti di evitamento, cercano di evitare quelle situazioni che richiamano l’evento traumatico. A volte l’evitamento riguarda anche situazioni “imparentate” con la scena del trauma, lo scenario da evitare si allarga ben oltre la situazione iniziale. Un legionario sopravvissuto guarda con diffidenza alle radure boscose, ai sentieri, ipervigile alla vista dei barbari che camminano per le strade dell’impero. La battaglia di Teutoburgo fu una sconfitta traumatica per Roma al punto tale che non vi furono più legioni XVII, XVII e XIX ed il primo di questi tre numeri in Italia è a dir poco impopolare ancora dopo 2000 anni.  I comportamenti di evitamento si presentano quando il nostro cervello avverte la sensazione di pericolo legata ad apprendimenti precedenti, scaturiscono insieme a ricordi, pensieri, emozioni che ci portano a tenerci lontani da una situazione che ci ha portato disagio.

Terapia dell’esposizione

Spesso per superare gli effetti del trauma in terapia si ricorre a delle tecniche di esposizione. Ne esistono diverse varianti, esposizione graduale, esposizione prolungata, in cui il protagonista di un evento traumatico viene riesposto in maniera controllata alla situazione traumatica vissuta in precedenza. L’effetto ricercato è la riduzione dell’effetto disturbante prodotto dal trauma. In questo video è possibile vedere un esempio di esposizione in vivo condotta con un sopravvissuto alla guerra di Ucraina affetto da disturbo post traumatico da stress. Per rielaborare il suo trauma di guerra Jury ha ricostruito mentalmente e sulla carta il suo ultimo giorno in trincea durante diverse sessioni di psicoterapia, per poi esporsi “in vivo” in una trincea artificiale in un territorio sicuro. Questa esperienza gli ha permesso di ritornare in controllo di ricordi traumatici attivi nel suo sistema limbico, la parte del cervello dove vengono raccolte memorie ed emozioni correlate.

Trauma e media

Ci sono molti modi per esporsi nuovamente ad una situazione traumatica. Esporsi significa relazionarsi con elementi relativi al trauma che innescano una reazione ansiosa. Questi elementi di innesco detti trigger sono spesso presenti in elementi mediatici. Film, libri, videogiochi possono attivare una risposta ansiosa, facendo leva sui contenuti presenti nella nostra memoria. La conoscenza dei meccanismi del trauma e del nostro funzionamento ci permettono di affrontare i traumi del passato in maniera efficace. Spesso chi ha vissuto un trauma si avvicina inconsciamente ad elementi relativi ad esso, (ricercare contenuti violenti, adottare condotte a rischio) questo comportamento può essere la spia che un trauma in noi è ancora attivo.